XIII Convegno Nazionale SIPCO Oltre le distanze. Le comunità tra separazione e solidarietà

La Società Italiana di Psicologia di Comunità (SIPCO), con il Patrocinio della Scuola di Psicologia e del Dipartimento FORLILPSI dell’Università degli Studi di Firenze e in collaborazione con LabCom Ricerca e Azione per il benessere psicosociale – spin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze, organizza a Firenze il XIII Convegno nazionale (8-10 settembre 2021).   

Il convegno riporta il concetto di alterità al centro del dibattito in Psicologia di Comunità. Di quale alterità parliamo?  L’altro è ancora necessario? Rappresenta una sfida o una opportunità per le comunità contemporanee? La proposta del convegno nasce da queste domande.

SIPCO invita la comunità accademica e professionale  degli psicologi di comunità a partecipare al convegno per confrontarsi sulle risposte. 

DEADLINE PER L’INVIO DEGLI ABSTRACT: 12 APRILE 2021 

Eventi – #KeyWords. Parole che aprono il presente: un dialogo tra arte e psicologia – LIMITE

Giovedì 10 dicembre alle ore 18.00 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, in collaborazione con LabCom – Ricerca e azione per il benessere psicosociale, presenta il secondo appuntamento di #KeyWords. Parole che aprono il presente: un dialogo tra arte e psicologia, nuovo format parte del palinsesto digitale Pecci ON.

Il secondo appuntamento viene dedicato alla parola LIMITE e vede protagonisti Cesare Pietroiusti, artista – laureato in Medicina con una tesi in Clinica Psichiatrica – le cui operazioni, sempre antispettacolari, coinvolgono direttamente il pubblico o implicano un impegno personale che può mettere in causa i limiti della resistenza fisica o psicologica, in dialogo con Stefano Velotti, filosofo, Professore Ordinario di Estetica all’Università La Sapienza di Roma. Ad accompagnare gli ospiti nel dialogo saranno Cristiana Perrella, Direttrice del museo, e Patrizia Meringolo, Professoressa Ordinaria di Psicologia di Comunità all’Università di Firenze, fondatrice e membo del Comitato Scientifico di LabCom. All’inizio dell’incontro verrà proiettato un estratto video della One Year Performance 1980–1981 (Time Clock Piece) dell’artista taiwanese-americano Tehching Hsieh (Nan-Chou, Pingtung County, Taiwan, 1950).

Limite è un termine polivalente che apre a suggestioni molteplici: dal limite come assenza di controllo sugli eventi che ci circondano, che ci conduce a un senso di frustrazione e perdita, fino al limite nella sua accezione di “luogo di confine”, spazio positivo in cui avvengono scambi e trasformazioni.

Il dialogo permetterà di partire dall’esperienza contingente della pandemia per ampliare la riflessione attraverso il linguaggio dell’arte, della filosofia e della psicologia a confronto.

L’incontro sarà gratuito e aperto a tutti e verrà trasmesso in live streaming su www.centropecci.it.

Cesare Pietroiusti

Classe 1955, si è laureato in Medicina con una tesi in clinica Psichiatrica nel 1979. Tra il 1997 e il 2000 è stato uno dei coordinatori delle residenze Oreste a Paliano e a Montescaglioso e nel 1999 del progetto Oreste alla Biennale alla 50.ma Biennale di Venezia, mentre nel 1997 a Bologna ha coordinato il convegno Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa? Comunicazione, quotidianità, soggettività nelle nuove ricerche artistiche italiane. Ha vinto il premio Francesca Alinovi nel 1999. A New York nel 2000 è stato co-fondatore di Nomads & Residents e, tra il 2000 e il 2001, coordinatore dei progetti e delle mostre alla Clocktower-P.S.1. È stato membro del comitato scientifico e curatore del Corso Superiore di Arte Visiva della Fondazione Antonio Ratti di Como tra il 2006 e il 2012; ha insegnato al Laboratorio delle Tecniche e delle Espressioni Artistiche dell’Università IUAV di Venezia dal 2004 al 2015, mentre dal 2009 al 2016 è stato Visiting Professor all’MFA / LUCAD, Lesley University di Boston. Dal 2018 è Presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo di Roma.

Tra le sue esposizioni: nel 1990 Aperto alla Biennale di Venezia, nel 2002 al Bloomberg Space di Londra Things That Are Certainly Not Art, Paradoxycal Economy alla Ikon Gallery di Birmingham nel 2007; nel 2017 Self Organization alla Fundació Joan Miró di Barcelona e, fra il 2017 e il 2018, Take Me I’m Yours, Hangar  Bicocca, Milano e Villa Medici, Roma; nel 2019 Un certo numero di cose al MAMbo di Bologna.

Stefano Velotti

È docente di Estetica presso La Sapienza – Università di Roma. Ha insegnato a lungo negli Stati Uniti (Stanford University, Yale University, UCSB, UCLA) ed è docente dell’Istituto Freudiano di Roma. Oltre ai temi classici dell’estetica analitica e continentale (lo statuto dell’arte, la natura del giudizio, i rapporti tra arte, società e politica, le relazioni tra estetica ed epistemologia, ecc.) è interessato ai problemi filosofici e politici connessi all’arte contemporanea e ai nuovi media. Ha lavorato come consulente per l’editoria (Garzanti 1986-1996, Laterza 2006-2010), per i programmi di Radio Tre della RAI, e collabora a quotidiani e periodici nazionali. È stato editor del bimestrale di cultura e politica MicroMega (2003-06). Tra le sue pubblicazioni in volume, La filosofia e le arti. Sentire, pensare, immaginare, Laterza, 2012; Estetica analitica. Un breviario critico, Aesthetica, 2008; Storia filosofica dell’ignoranza, Laterza, 2003; Il ‘non so che’. Storia di un’idea estetica, con P. D’Angelo, Aesthetica, 1997; Sapienti e bestioni. Saggio sull’ignoranza, il sapere e la poesia in Giambattista Vico, Pratiche, 1995; Adolf Loos. Lo stile del paradosso, De Donato, 1988.

#KeyWords

Da un’idea di Moira Chiodini e Lara Facco

In collaborazione con Patrizia Meringolo e Cristiana Perrella

Sviluppo e organizzazione: Moira Chiodini, Lara Facco, Elisa Guidi, Elena Magini, Patrizia Meringolo, Mario Pagano, Cristiana Perrella

Intervista con Patrizia Meringolo: presentazione del libro “Preventing violent radicalisation in Europe”

Patrizia Meringolo, proponente dello spin-off accademico LabCom, ha partecipato a un’intervista condotta dal Virtual Human Dynamics Laboratory (Virthulab), laboratorio dell’Università degli Studi di Firenze, per discutere del nuovo libro di cui è stata curatrice: “Preventing Violent Radicalisation in Europe”.

A partire dal Progetto Europeo PROVA (http://www.provaproject.org ), il libro esplora il fenomeno della radicalizzazione violenta in contesto europeo attraverso un’ottica multidisciplinare, valorizzando l’importanza di un approccio psicosociale per contrastare la problematica.

A questo link è possibile ascoltare l’intervista completa: https://www.youtube.com/watch?v=NwrJC07nfZ8

Per maggiori informazioni sul libro “Preventing Violent Radicalisation in Europe”: https://www.springer.com/gp/book/9783030520472

Eventi – #KeyWords. Parole che aprono il presente: un dialogo tra arte e psicologia – TRAUMA

Nel palinsesto digitale Pecci ON un nuovo format, gratuito  e aperto a tutti, nato dalla collaborazione tra il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e LabCom – Ricerca e azione per il benessere psicosociale – spin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze, per affrontare in modo multidisciplinare alcune parole chiave del nostro tempo.

Nel corso dei primi tre incontri, pensatori, artisti e studiosi si confronteranno su trauma, limite e fiducia partendo dalla necessità di comprensione e condivisione delle sfide di questo presente incerto.

PRIMO APPUNTAMENTO | martedì 24 novembre 2020, ore 18.30

TRAUMA | con il coreografo Virgilio Sieni e la psicologa Teresa Bruno

Parola scelta in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Martedì 24 novembre alle ore 18.30 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, in collaborazione con LabCom – Ricerca e azione per il benessere psicosociale, presenta il primo appuntamento di #KeyWords. Parole che aprono il presente: un dialogo tra arte e psicologia, nuovo format parte del palinsesto digitale Pecci ON.

Protagonisti di una conversazione sulla parola TRAUMA saranno il coreografo Virgilio Sieni e la psicologa Teresa Bruno, con la mediazione della Direttrice del Centro Pecci, Cristiana Perrella, e della psicologa, Postdoctoral fellow & Socia di LabCom Elisa Guidi: l’incontro sarà gratuito e aperto a tutti e verrà trasmesso in live streaming su www.centropecci.it.

Il format #KeyWords nasce dalla collaborazione del Centro Pecci con LabCom – Ricerca e azione per il benessere psicosocialespin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze, che fa parte del Laboratorio Congiunto Multisetting Community Action Research: from real to virtual del Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia – FORLILPSI, Università di Firenze – UNIFI.

#KeyWords propone una serie di incontri in cui ospiti provenienti da ambiti differenti dialogheranno ogni volta su una diversa parola chiave. Partendo dall’esigenza di comprensione e condivisione delle difficoltà che ognuno di noi sta incontrando in questo momento storico, sia a livello personale che sociale, le parole verranno usate per approfondire gli stati d’animo, affrontare le insicurezze, cercare chiavi di lettura e acquisire nuovi strumenti che possano arricchire la cassetta degli attrezzi di cui abbiamo bisogno per affrontare le sfide che ci impone il nostro tempo.

Crisi e incertezza descrivono oggi la nostra visione del presente e del futuro: connubio che genera un senso di impotenza in cui lo stato di attesa prolungato che stiamo sperimentando non viene percepito come “resistenza” quanto piuttosto come “sopravvivenza”, simile a quella di un naufrago in mare senza vento. Viktor Frankl – neurologo, psichiatra e filosofo austriaco, tra i fondatori dell’analisi esistenziale e della logoterapia – dice che l’uomo è “in cerca di senso”, quindi il vuoto dell’incertezza che oggi viviamo può essere riempito da confronto, riflessione, incontro dialogico tra idee ed esperienze.

#KeyWords parte da queste considerazioni e – mettendo al centro il museo come luogo che raccoglie una comunità non solo fisica, ma simbolica (quella dell’arte, della cultura, della scienza) – ospita pensatori, artisti, studiosi in un dialogo aperto, per e con gli ascoltatori, su temi centrali in questo momento storico.  

Martedì 24 novembre il primo appuntamento che precede la data simbolica del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, viene dedicato alla parola TRAUMA e vede protagonisti Virgilio Sieni, coreografo e danzatore la cui pratica da sempre si confronta con l’idea di comunità, in dialogo con Teresa Bruno, psicologa, psicoterapeuta e Presidentessa di Artemisia Centro Antiviolenza. Ad accompagnare gli ospiti nel dialogo saranno Cristiana Perrella, Direttrice del museo, ed Elisa Guidi, psicologa, Postdoctoral fellow & Socia di LabCom, attiva nell’ambito della ricerca sulla violenza di genere. All’inizio dell’incontro verrà proiettata una pillola del video Muse (2020) di Elena Mazzi, prodotto dalla Fondazione In Between Art Film per il progetto MASCARILLA 19 Codes of Domestic Violence.

Dal trauma legato alla violenza alla perdita della funzione del gesto, dalla memoria fisica dell’atto traumatico alla sua possibile narrazione: l’incontro vuole ampliare la riflessione su questi temi mettendo a confronto il linguaggio dell’arte e quello della psicologia partendo dall’esperienza della pandemia e dall’aumento della violenza sulle donne durante il lockdown. Secondo il report Istat diffuso il 13 maggio 2020, dal 1 marzo al 16 aprile 2020 è stato registrato un aumento del +73% di chiamate al numero verde antiviolenza 1522 rispetto allo stesso periodo del 2019, con una crescita di richieste di aiuto soprattutto in Lazio, Toscana, Sardegna e Umbria; il 45,3% delle vittime ha dichiarato paura per la propria incolumità o di morire; il 72,8% non ha denunciato il reato subito; nel 93,4% dei casi la violenza si è consumata tra le mura domestiche, nel 64,1% sono stati riportati casi di violenza assistita.

Virgilio Sieni – Si forma in discipline artistiche e architettura dedicandosi parallelamente a ricerche sui linguaggi del corpo e della danza. Approfondisce tecniche di danza moderna, classica, release con Traut Streiff Faggioni, Antonietta Daviso, Katie Duck. Nel 1983, dopo quattro anni di studio sul senso dell’improvvisazione nei linguaggi contemporanei della danzatra Amsterdam, Tokyo e New York, fonda la compagnia Parco Butterly e nel 1992 la Compagnia Virgilio Sieni, affermandosi come uno dei protagonisti della scena contemporanea internazionale. Dal 2003 dirige Cango Cantieri Goldonetta Firenze, il Centro Nazionale di produzione per la danza nato per sviluppare ospitalità, residenze, spettacoli e progetti di trasmissione fondati sulla natura dei territori. Nel 2007 fonda l’Accademia sull’arte del gesto, contesto innovativo di formazione rivolto a professionisti e cittadini sull’idea di comunità del gesto e sensibilità dei luoghi. Dal 2013 al 2016 è direttore della Biennale di Venezia – Settore Danza. Nel 2013 è nominato Chevalier de l’ordres des arts et de lettres dal Ministro della cultura francese. Lavora per le massime istituzioni teatrali, musicali, fondazioni d’arte e musei internazionali, realizzando progetti sulla geografia della città e dei territori che coinvolgono intere comunità sui temi dell’individuo e della moltitudine poetica, politica, archeologica.

Teresa Bruno – Psicologa, psicoterapeuta, Membra della Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico. Membra dell’Associazione EMDR Italia. Dal 2001 al 2007 Italian Expert for the EWL’s Observatory of the European Policy Action Centre on Violence Against Women. Bruxelles. Dal 2005 al 2007 Associate Victim Expert, International Criminal Court, Gender and Children Unit, Office of the Persecutor. Ha fatto parte del Gruppo di lavoro sulla salute di genere dell’Ordine degli Psicologi della Toscana. Dal 2014 presidente del Centro Antiviolenza Artemisia di Firenze.  Docente al master universitario di primo livello in Problemi e Patologie Alcol Correlati, UNIFI. Docente al master in Psicologia Giuridica della Scuola di Psicoterapia Comparata di Firenze. Docente al corso di perfezionamento: Femminicidio e Violenza di Genere, UNIFI.  Formatrice per conto di DiRe (coordinamento italiano dei centri antiviolenza) alle aziende italiane del gruppo Kering, sui temi della violenza verso le donne. Ha pubblicato vari articoli sui temi della violenza nelle relazioni interpersonali, sul trattamento degli esiti traumatici nelle vittime, sull’impatto negli operatori del lavoro con persone traumatizzate, sulle attività dei Centri Antiviolenza. Ha partecipato a diversi congressi a livello nazionale e internazionale con relazioni sugli stessi temi. Svolge attività clinica libero professionale. Svolge attività di formazione e supervisione per gruppi di lavoro mono e multi professionali che lavorano con vittime di violenza. 

#KeyWords
Da un’idea di Moira Chiodini e Lara Facco
In collaborazione con Patrizia Meringolo e Cristiana Perrella
Sviluppo e organizzazione: Moira Chiodini, Lara Facco, Elisa Guidi, Elena Magini, Patrizia Meringolo, Mario Pagano, Cristiana Perrella

Photo credits: Elena Mazzi, Muse, 2020. Still da video.

Eventi – #KeyWords – Parole che aprono il presente: un dialogo tra arte e psicologia

All’interno del palinsesto Pecci ON, #KeyWords è un format che nasce dalla collaborazione tra il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e LabCom, per affrontare in modo aperto le sfide individuali e collettive che ci impone il nostro presente, a partire dall’esigenza di comprensione e condivisione delle difficoltà che ognuno di noi sta incontrando sia a livello personale che sociale.

Crisi e incertezza sono i due aspetti che maggiormente caratterizzano la nostra visione del momento attuale e dell’immediato futuro: connubio che genera in noi un senso di impotenza in cui lo stato di attesa prolungato che stiamo sperimentando non viene percepito come “resistenza”, quanto piuttosto come “sopravvivenza”, simile a quella di un naufrago in un mare senza vento. Se, come ci indica Viktor Frankl, l’uomo è “in cerca di senso”, allora il vuoto dell’incertezza può essere riempito dal confronto, dalla riflessione, dall’incontro dialogico di idee ed esperienze.

#KeyWords parte da queste considerazioni mettendo al centro il museo come luogo che raccoglie attorno a sé una comunità non solo fisica, ma anche simbolica – del museo stesso, dell’arte, della cultura e della scienza – che ospiterà pensatori, artisti, studiosi in un dialogo per e con gli ascoltatori su temi che accompagnano l’uomo in questo momento storico, partendo da alcune parole chiave quali trauma, limite, fiducia.

#KeyWords
Da un’idea di Moira Chiodini e Lara Facco
In collaborazione con Patrizia Meringolo e Cristiana Perrella
Sviluppo e organizzazione: Moira Chiodini, Lara Facco, Elisa Guidi, Elena Magini, Patrizia Meringolo, Mario Pagano, Cristiana Perrella


PROGRAMMA
martedì 24 novembre 2020 – Incontro dedicato alla parola TRAUMA
giovedì 10 dicembre 2020 – Incontro dedicato alla parola LIMITE
martedì 22 dicembre 2020 – Incontro dedicato alla parola FIDUCIA

Resistere alla crisi, promuovere resilienza

Moira Chiodini – Patrizia Meringolo
LabCom Ricerca e Azione per il benessere psicosociale – spin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze – www.lab-com.it

Il 2020 verrà ricordato per lo scoppio dell’epidemia di polmonite (malattia respiratoria COVID -19), iniziata già nel 2019 nella città di Wuhan in Cina, causata da una nuova forma di coronavirus (SARS -CoV-2).

La diffusione del virus, che sta colpendo in queste ultime settimane l’Italia, e che ha già acquistato, così come precisato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una valenza di pandemia, pone una serie di difficoltà sia ai singoli cittadini che all’intera comunità in termini di salute fisica e di benessere psicologico.

Nelle situazioni di crisi e di emergenza, come quella attuale, ci possiamo trovare di fronte ad una serie di reazioni e di effetti da una parte prevedibili, pur nella loro drammaticità, e dall’altra invece del tutto nuovi.

Per spiegarci meglio, la psicologia e la psicologia dell’emergenza in particolare, conoscono bene gli esiti a breve, medio e lungo termine che un evento catastrofico può avere nella vita di una persona. Sappiamo, ad esempio, che alcuni disturbi (come insonnia, tachicardia, ansia …) sono assolutamente “normali” nei momenti immediatamente successivi all’evento, o come le traiettorie di esito a lungo termine possono essere risposte di resilienza, o recovery (ovvero recupero dello stato di salute precedente) o di PTSD (disturbo post-traumatica da stress).

Fortunatamente, come sottolineato da importanti autori come Bonanno (2004), le risposte di salute e resilienza sono molto superiori a quanto ci possiamo immaginare.

Se gli individui hanno, a quanto sembra, una grande capacità di reagire agli eventi stressanti e ai traumi attivando abilità di gestione (tecnicamente chiamate strategie di coping) e superamento del trauma, allora occorre chiedersi se esiste una possibilità di potenziare gli elementi protettivi che permettono di agire e reagire in modo resiliente.

Per fare questo non possiamo che affidarci alla scienza e alla conoscenza che nel corso degli ultimi decenni si è sviluppata intorno allo studio del Disturbo Post Traumatico da Stress e della Resilienza. In primis vorremmo far riferimento allo studio di Brewin e colleghi del 2000 che ha posto l’accento sull’importanza, non tanto dei fattori pre-trauma, quanto di quegli aspetti che intervengono dopo o durante il trauma come, ad esempio, la gravità del trauma, il supporto sociale, ed ulteriori elementi di stress. Ciò risulta altamente significativo perché consente di focalizzarsi su quegli aspetti su cui possiamo esercitare una qualche forma di controllo. Sulla condizione precedente alla situazione traumatica non possiamo intervenire, essendo ormai nel passato, ma su ciò che avviene nel momento presente e sugli aspetti che caratterizzeranno il post evento, invece, possiamo ancora intervenire in modo significativo.

In questi giorni si moltiplicano le indicazioni, i consigli, i vademecum per i cittadini che si trovano, chi più chi meno, a dover far fronte a questa situazione emergenziale.

La nostra intenzione non è di esprimere un giudizio su quanto già detto, né di aggiungere indicazioni ad indicazioni che, pur con le migliori intenzioni, rischiano di creare spaesamento se non confusione. E’ fondamentale, infatti, che le persone selezionino le informazioni facendo riferimento ai comunicati ufficiali e alle notizie provenienti da fonti scientifiche accreditate (https://www.epicentro.iss.it/; http://www.protezionecivile.gov.it/).

La particolarità di tale situazione emergenziale, che si differenzia da altre catastrofi come il terremoto, o l’attacco terroristico, richiede tuttavia una specifica attenzione in quanto proprio le azioni e i comportamenti che devono essere messi in atto per combattere la pandemia hanno in sé effetti di rischio, come l’isolamento e il ritiro sociale.

Non ci occuperemo, quindi, degli aspetti più evidenti derivati dall’emergenza quali ad esempio la paura del contagio o il senso di impotenza, ma degli effetti negativi per la salute e per la capacità di risposta resiliente che, paradossalmente, derivano proprio dalla “guerra” alla diffusione del virus.

L’isolamento

Se consideriamo, come visto precedentemente, che la possibilità di contare sull’aiuto, il sostegno e il supporto di amici, parenti, vicini risulta una delle variabili che più di altre permettono alle persone di reagire positivamente ad una situazione di stress, allora diviene evidente come il coronavirus sferri il suo attacco colpendo le persone nella possibilità di attivare la propria rete di sostegno. Poter contare sull’aiuto degli altri, quando necessario, permette di sperimentare l’effetto positivo dell’aiuto, sia esso materiale o emotivo. Il sostegno sociale, o la sua mancanza come in questo caso, è ancora più rilevante se consideriamo l’impatto del trauma sugli anziani che sembrano subire di più l’effetto di un depauperamento della rete sociale (Meringolo; Chiodini, Nardone, 2016).

I vari gruppi di supporto, ma anche i momenti di debriefing in gruppo dopo un evento catastrofico come il terremoto, si basano sulla forza dei legami e dell’esperienza condivisa per gestire la difficoltà e superarne gli effetti traumatici. Confrontarsi con le emozioni e i vissuti altrui permette di “normalizzare” la propria esperienza, sentire che non siamo “soli” costruisce l’idea di un “noi” che è di fatto più forte di un singolo “io”.

Per chi vive solo, la possibilità di uscire è una grande risorsa, che fa percepire l’isolamento come libertà di scelta. L’isolamento forzato, invece, può avere effetti destabilizzanti. Di fronte a questo alcuni suggerimenti sono possibili: darsi alcune routine giornaliere, mantenere gli orari dei pasti, vestirsi e prendersi cura di sé sono comportamenti che aiutano a non lasciarsi sopraffare.

Cosa fare quando il confronto e il supporto sociale non sono possibili? Occorre far ricorso a tutto ciò che permette di rimanere in connessione con le persone significative della nostra vita. La tecnologia in questo senso ci aiuta, non tanto nella sua dimensione di connessione globale cui ci hanno abituato i social network (che possono trasformarsi anche in veicoli di catastrofismo e fake news), ma come strumento che accorcia le distanze e avvicina i cuori.

L’invenzione del telefono da parte di Meucci non fu solo un’importante rivoluzione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni, ma rappresentò una sorta di magia per tutte le persone che, per la prima volta, potevano sentire i loro cari anche se lontani.

Se questo può far sorridere in un’epoca di network globale e di connessioni costanti, 24 ore su 24, ne possiamo comprendere il profondo significato pensando all’importanza che riveste un cellulare per un profugo, ancora più importante di altri beni ritenuti di prima necessità. Ma se quel cellulare rappresenta l’unica possibilità di non essere soli, di avere accanto i nostri cari nonostante tutto, allora ne comprendiamo il vero valore. Ed è proprio quel valore che dobbiamo coltivare in questo periodo, essere grati all’avanzamento tecnologico perché ci permette di essere veramente connessi, di appartenere ad una rete di relazioni fatta di persone scelte, selezionate, “curate”.

La Convivenza coatta

Lo stato di isolamento si accompagna, paradossalmente, ad una condizione di convivenza coatta che obbliga le persone a vivere, convivere e condividere tempi e spazi 24 ore su 24 con altre persone, di solito i familiari. Se da una parte siamo isolati, dall’altro siamo obbligati a rinunciare alla nostra “solitudine”. Capiamo bene come questo strano e diabolico connubio possa sortire effetti drammatici.

Capita sempre più spesso sentire persone, che ci chiamano per un aiuto, che iniziano a sperimentare sentimenti di insofferenza, rabbia e fastidio verso altri membri della famiglia. Ovviamente tutto ciò accompagnato da un profondo senso di colpa e di biasimo per se stessi, in virtù di quei sentimenti negativi che “moralmente” giudichiamo sbagliati.

Lo stato di cattività in cui, nostro malgrado, ci troviamo a vivere, ci costringe, come capita agli animali in gabbia, a sperimentare inevitabili sentimenti di aggressività verso gli altri. L’evoluzione umana, che ci ha portato così lontano, non ha modificato il patrimonio che ci accomuna con gli altri animali sociali (l’uomo è pur sempre uno zoon politikòn) in cui le relazioni sociali sono fondamentali e devono essere positivamente orientate.

Occorre, pertanto, essere consapevoli che il vivere in “cattività” rischia di esacerbare i conflitti e aumentare l’aggressività, così e se vogliamo superare la crisi occorre sospendere ogni giudizio valoriale per concentrarsi su come orientare positivamente le relazioni.

Ciò non significa arrendersi al conflitto e alla rabbia, anzi significa decidere di utilizzare in modo preventivo e intenzionale la “gentilezza”. Rivolgersi all’altro in modo gentile, permette di creare un circolo virtuoso in cui l’attenzione data ci torna indietro amplificata. Ricordiamoci che la gentilezza fa sempre bene, soprattutto a chi la mette in atto.

Ogni vicinanza, tuttavia, per essere positiva ha bisogno di lontananza, il saper condividere richiede l’isolarsi, saper stare con gli altri richiede saper stare da soli. Così come nella famosa storia dei porcospini, in questo momento storico occorre ancor di più prestare attenzione a mantenere le giuste distanze per non pungersi.

Quello a cui ci riferiamo è uno dei racconti più famosi e conosciuti di Schopenhauer. La storia narra di come alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si avvicinarono per riscaldarsi con il calore del loro corpo. Ben presto, però, si sentirono pungere dalle spine dell’altro porcospino, così dovettero allontanarsi di nuovo. Ma non passò molto perché sentissero di nuovo il bisogno di avvicinarsi per riscaldarsi; e così furono costretti ad andare avanti e indietro per cercare la migliore posizione.

Allo stesso modo dobbiamo anticipare il fatto che per sentire il calore dei nostri cari occorre pensare, mantenere e curare anche la giusta distanza: pensare a noi per poter pensare gli altri.  Occorre essere in grado di allungare e accorciare le distanze, avendo ben presente che solo prendendo i nostri spazi saremo anche in grado di condividere.

Superare la crisi e l’emergenza è anche sconfiggere un nemico invisibile che ci isola dal mondo, ci impone di interrompere le nostre abitudini, compromette la nostra quotidianità, e ci incarcera con coloro che da amici rischiano di divenire i nostri nemici.

Cosa fare allora per uscire illesi da questo stato di “cattività” ed isolamento? Alcune indicazioni, che sono una sorta di punti di riferimento che ci permettono di orientarsi in mezzo al mare, le possiamo individuare, proprio per non naufragare e toccare terra più forti di prima.

  1. Mantenere i propri spazi in cui focalizzarsi su ciò che più ci interessa, facendo entrare attenzione a far entrare ciò che ci fa bene. Questo significa anche selezionare e filtrare le informazioni, evitando così la sovraesposizione a notizie potenzialmente tossiche.
  2. Esercitarsi nell’arte della gentilezza, soprattutto quando dobbiamo esprimere le nostre esigenze (ad esempio di spazi e tempi) agli altri compenti della famiglia che ce ne saranno grati, perché sentiranno di poter fare la stessa cosa senza essere giudicati.
  3. Mantenere, ricercare e curare le relazioni importanti e per noi positive. È giunta l’ora di lasciare i social quando rimandano a relazioni apparenti, basate solo sui “like”, per riscoprire il potere magico della tecnologia che accorcia le distanze, permettendoci di creare relazioni dense di significato.
  4. Creare una sana routine, come già detto in riferimento a chi vive da solo. L’isolamento obbligato dilata lo spazio e il tempo, rischiando di farci perdere l’orientamento e il senso delle cose. Così diviene fondamentale iniziare la giornata prendendosi cura di noi, nel corpo e nello spirito. Quindi muoviamoci (anche se dentro casa) leggiamo, ascoltiamo musica o un audio-libri, studiamo. Ciò ci consentirà di dare senso al presente e costruire il futuro. Il problema non è tanto combattere la noia facendo ricorso ad attività più o meno nobili, e la soluzione non risiede nel convincersi, facendo ricorso ad una sorta di pensiero positivo, che “finalmente possiamo dedicarci a quello che solitamente non abbiamo tempo di fare”. Ma, piuttosto, occorre concentrarsi su ciò che decidiamo valga la pena di coltivare­­­ perché, come diceva Huxley, “la vita non è quello che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade”.
  5. Lasciamoci del tempo anche per pensare e d immaginare cosa vorremo fare una volta che la crisi sarà finita. Pensarci oltre il problema ci aiuterà a divenire più forti di prima. Come ci ricorda Viktor Frankl, che ha studiato cosa rende l’uomo-uomo proprio durante l’esperienza più terribile della storia dell’umana, come quella dei lager nazisti: “Ciò che permette di fronteggiare anche le esperienze più estreme è il potere dell’uomo di ricercare e attuare il senso e il significato all’interno della propria vita”.

Cosa può fare la comunità?

La comunità in cui viviamo può dare un decisivo apporto alla resilienza.  Non è assente. Anzi, il suo non manifestarsi sarebbe ben più grave dell’assenza, e costituirebbe un contributo negativo e pericoloso, lasciando le iniziative o alle direttive top-down o alle iniziative particolari non coordinate e non controllabili.

Gli studiosi (Norris et al., 2008) hanno identificato alcune caratteristiche delle comunità resilienti, descrivendole come un insieme di capacità adattive, fondate sulla possibilità di fare rete, che possono provvedere ad una adeguata informazione e comunicazione rivolta a tutti e a costruire una narrativa comune, per dare significato agli eventi che si attraversano e coltivare progetti ed aspettative realistiche per il future.

Per ottenere tutto è essenziale che le politiche facciano in modo che gli eventi avversi non incrementino le disuguaglianze sociali e economiche, e quindi le vulnerabilità; che si promuovano le reti sociali, per mobilitare le energie di tutti nel supportare in particolare i più deboli, dando importanza e coordinando l’aiuto informale e spontaneo; e che ci si adoperi per diffondere informazione e comunicazione adeguate e affidabili. Ci sono infine due aspetti non antitetici ma complementari, e cioè avere un piano chiaro e strutturato per gestire l’emergenza, ma avere anche la flessibilità per adattarsi all’evolvere della situazione.

Anche in questo campo le tecnologie e i social, se coordinati, possono venire in aiuto. E nuovi mezzi e nuove ritualità possono essere inventati: i messaggi che si intrecciano nel web, i contatti di vicinato “a distanza”, o i concerti e gli spettacoli condivisi virtualmente.

Moira Chiodini – Patrizia Meringolo

LabCom Ricerca e Azione per il benessere psicosociale – spin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze – www.lab-com.it

Riferimenti bibliografici

Bonanno, G. A. (2004). Loss, trauma, and human resilience: Have we underestimated the human capacity to thrive after extremely aversive events? American psychologist, 59(1), 20.

Brewin, C. R., Andrews, B., & Valentine, J. D. (2000). Meta-analysis of risk factors for posttraumatic stress disorder in trauma-exposed adults. Journal of consulting and clinical psychology, 68(5), 748.

Meringolo, P., Chiodini, M., & Nardone, G. (2016). Che le lacrime diventino perle: sviluppare la resilienza per trasformare le nostre ferite in opportunità. Milano: Ponte alle Grazie (Salani).

Norris, F. H., Stevens, S. P., Pfefferbaum, B., Wyche, K. F., & Pfefferbaum, R. L. (2008). Community resilience as a metaphor, theory, set of capacities, and strategy for disaster readiness. American journal of community psychology, 41(1-2), 127-150.